In breve. In un rifugio l'energia serve prima di tutto a ventilazione, luce e comunicazioni; il comfort viene dopo. Un generatore a combustione produce monossido di carbonio, un gas che non si vede e non ha odore: non va mai acceso in un locale chiuso, né in garage, né vicino a porte e finestre. Batterie, alimentazione di rete e un eventuale generatore all'esterno si scelgono e si collocano in un progetto firmato da tecnici abilitati.
Che cosa deve alimentare davvero un rifugio
La domanda giusta non è quanta potenza installare, ma quali funzioni devono restare attive e per quanto tempo. In ordine di importanza vengono la ventilazione con la filtrazione dell'aria, che tiene in vita le persone; l'illuminazione, senza la quale anche le operazioni semplici diventano rischiose; le comunicazioni, per ricevere notizie e chiedere aiuto; eventuali dispositivi medici. Climatizzazione, elettrodomestici e intrattenimento vengono dopo, e spesso sono quelli che fanno lievitare il fabbisogno.
La Svizzera offre un criterio utile. Il capitolato tecnico dell'Ufficio federale della protezione della popolazione per i piccoli apparecchi di ventilazione dei rifugi, nell'edizione del 1° ottobre 2026, prevede un azionamento a manovella progettato per almeno 700 ore di funzionamento. Il funzionamento d'emergenza è definito come aerazione manuale attraverso il filtro antigas quando l'aria esterna è contaminata. La funzione vitale, cioè, deve continuare anche senza corrente: prima si mette in sicurezza ciò che serve a respirare, poi il resto. Il tema dell'aria è approfondito nella pagina su aria, ventilazione e filtrazione nei rifugi.

Monossido di carbonio: il rischio che non si sente
Motori a benzina o gasolio, bruciatori a gas, bracieri: tutto ciò che brucia un combustibile produce monossido di carbonio quando la combustione è incompleta. Le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità sulla qualità dell'aria interna, del 2010, spiegano il meccanismo: il gas si lega all'emoglobina e forma la carbossiemoglobina, che riduce la capacità del sangue di trasportare ossigeno ai tessuti. A livelli bassi provoca mal di testa, stanchezza ed effetti sulla concentrazione; a livelli alti può essere mortale.
L'Istituto superiore di sanità, nella sua pagina sulle emergenze, definisce i gruppi elettrogeni molto pericolosi negli spazi chiusi come case, garage o camper, e aggiunge un dettaglio che smonta un'abitudine diffusa: il pericolo resta anche con porte e finestre aperte. L'ISS elenca i sintomi, tra cui mal di testa, vertigini, debolezza, nausea e confusione, e ricorda che chi dorme può morire prima di avere sintomi. I Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, in una pagina aggiornata ad agosto 2026, chiedono di tenere i generatori all'aperto e ad almeno 20 piedi, circa sei metri, da porte, finestre e prese d'aria.
Per un rifugio la conseguenza è diretta. Un locale progettato per tenere fuori l'aria esterna è, per definizione, il posto peggiore dove accumulare gas di scarico. E una presa d'aria che aspira vicino al punto in cui scarica un motore rischia di portare dentro proprio ciò che si voleva tenere fuori.
Che cosa insegnano i blackout
I casi documentati si ripetono con una regolarità che dovrebbe bastare come avvertimento. Durante la tempesta invernale del febbraio 2021 in Texas, la radio pubblica statunitense NPR ha riportato almeno 300 casi di intossicazione e due morti nella sola contea di Harris. Le autorità attribuivano la maggior parte dei casi a fonti di riscaldamento improprie: barbecue, generatori e motori d'auto accesi al chiuso. Nello stesso servizio si ricordava che l'uso scorretto dei generatori aveva causato circa 900 morti negli Stati Uniti tra il 2005 e il 2017.
In Ucraina, dove i blackout causati dagli attacchi alla rete sono diventati parte della vita quotidiana, l'agenzia Ukrinform ha riferito che nel solo fine settimana del 7 e 8 febbraio 2026 il servizio statale per le emergenze ha registrato nove casi in otto regioni, con quattro morti e 25 feriti, tra cui 15 bambini. In cinque casi la causa era un generatore collocato dentro un edificio o troppo vicino alle finestre.
Batterie: silenziose, ma da progettare
Gli accumulatori elettrici non producono gas di scarico e non fanno rumore, due qualità preziose in un ambiente chiuso. Non per questo sono un oggetto da comprare e collegare. Capacità, sistema di ricarica, protezioni elettriche e ventilazione del locale che li ospita dipendono dalla tecnologia scelta e dalle norme applicabili, e vanno definiti da un progettista impiantista.
Le indicazioni per le famiglie restano utili come base. L'Associated Press, dopo il grande blackout che il 28 aprile 2025 ha colpito Spagna e Portogallo, ha raccolto i consigli essenziali: radio a batterie o a manovella con batterie di ricambio, luci a batteria da usare con parsimonia, power bank carichi, prudenza con candele e lanterne a gas per il rischio di incendio e di monossido. Sui generatori lo stesso articolo ricordava di non usarli mai al chiuso e di non collegarli mai all'impianto elettrico di casa. È un'indicazione che vale doppio per un rifugio.
Generatore sì o no: i criteri per decidere
Un generatore può avere senso quando l'autonomia richiesta supera ciò che le batterie possono coprire in modo ragionevole. La decisione, però, arriva dopo alcune risposte precise. Dove scaricano i fumi, e a che distanza dalle prese d'aria del rifugio e della casa? Dove si conserva il carburante, e in quale quantità? Chi ne cura la manutenzione e la prova periodica? Che cosa succede alla ventilazione se il generatore si ferma?
A prescindere dalla scelta, il CDC raccomanda in ogni abitazione un rilevatore di monossido a batteria o con batteria di riserva, da controllare quando si cambia l'ora. Nella stessa pagina indica che negli Stati Uniti ogni anno oltre 400 persone muoiono per intossicazioni non legate a incendi, con più di 100.000 accessi al pronto soccorso. In un rifugio un rilevatore indipendente dalla rete elettrica è, a nostro giudizio, il minimo, non un optional.
L'errore tipico è pensare che basti un po' d'aria: tenere il motore acceso nel corridoio d'ingresso, con la porta aperta, sembra un compromesso ragionevole ed è esattamente ciò che l'ISS sconsiglia. Il secondo è dimensionare l'impianto sul comfort invece che sulle funzioni vitali.

Il punto di vista di NetCom
NetCom affronta l'energia partendo dalla valutazione del rischio: che cosa deve funzionare, per quante persone, per quanti giorni. Per l'energia il punto di partenza è la necessità reale, e questo porta in genere a un impianto più semplice e più sicuro. Il progetto elettrico, la scelta tra accumulo e generazione e la posizione di scarichi e prese d'aria spettano a tecnici abilitati, che coordiniamo insieme ai progettisti di struttura e ventilazione. La posa è affidata ad aziende collaboratrici selezionate e seguite con i nostri protocolli.
Il quadro complessivo, che lega energia, acqua e comunicazioni, è descritto nella pagina su autonomia energetica, acqua e comunicazioni di un rifugio.
Domande frequenti
Si può tenere un generatore dentro un bunker?
Un motore a combustione acceso in un locale chiuso produce monossido di carbonio, gas inodore e potenzialmente mortale. L'ISS sconsiglia l'uso al chiuso anche con porte e finestre aperte. L'eventuale generazione va progettata da tecnici abilitati con scarichi e prese d'aria separati.
Quali funzioni deve alimentare per prime l'energia di un rifugio?
Ventilazione e filtrazione dell'aria, illuminazione, comunicazioni ed eventuali dispositivi medici. In Svizzera i piccoli apparecchi di ventilazione dei rifugi devono poter funzionare anche a manovella.
Serve un rilevatore di monossido in un rifugio?
Sì. Il CDC raccomanda in casa un rilevatore a batteria o con batteria di riserva; in un rifugio, dove l'aria esterna entra solo attraverso l'impianto, è una protezione minima.
Per impostare l'energia di un rifugio partendo dalle esigenze reali della sua famiglia, può consultare la pagina del servizio NetCom Private Bunker per bunker e rifugi privati e chiedere un colloquio riservato.
Per valutare un rifugio nella tua proprietà: Bunker e rifugi privati · Verifica preliminare del rifugio · Chi costruisce un bunker privato · Quanto costa un bunker
Fonti
- WHO Guidelines for Indoor Air Quality: Selected Pollutants — Carbon monoxide — Organizzazione mondiale della sanità, 2010.
- Proteggersi dall'avvelenamento da monossido di carbonio — Istituto superiore di sanità, EpiCentro.
- Avoiding Carbon Monoxide Poisoning — Centers for Disease Control and Prevention, 26 agosto 2026.
- Carbon Monoxide Detectors — Centers for Disease Control and Prevention.
- Technisches Pflichtenheft TPH-11 für Kleinbelüftungsgeräte VA 40, 75, 150 und 300 — Ufficio federale della protezione della popolazione (BABS/UFPP), 1 ottobre 2026.
- 'A Disaster Within A Disaster': Carbon Monoxide Poisoning Cases Are Surging In Texas — NPR, 18 febbraio 2021.
- Carbon monoxide poisoning kills four people in Ukraine over weekend, 15 children among injured — Ukrinform, 9 febbraio 2026.
- Power outages across Spain and Portugal affected millions. How to prepare for a major blackout — Associated Press (ripubblicato da News4JAX), 29 aprile 2025.








